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Quello
di Luciano Emmer è un cinema d'amore, fatto di sentimenti,
ingenuo e venato da una impalpabile malinconia. Ingredienti
questi che ritroviamo mescolati nell'ultimo film del regista
milanese "L'Acqua...il fuoco" presentato fuori concorso
alla 60° Mostra del Cinema di Venezia.
E' un film ad episodi che raccontano tre storie di donne,
Stefania, Elena, e Stella , interpretate da Sabrina Ferilli.
Stefania, abbandonata dal marito e trascurata dai figli decide
di mollare tutto e di andarsene per il mondo, non dopo aver
dato fuoco al suo appartamento bruciando con esso i ricordi
ed il passato. Elena tenta il suicidio buttandosi nella Senna
a Parigi. Un clochard, Bernard, le salverà la vita
e la convincerà dell'insensatezza del suo gesto. Stella
è la compagna di un clown che subisce un incidente
durante il numero del mangiatore di fuoco. Le sue condizioni
sono critiche ma la donna affronterà con coraggio la
sua nuova realtà di donna sola.
Un film al femminile, dunque, che racconta tre tragiche storie
di donne maltrattate o abbandonate. Figure femminili sulle
quali si imperniano le tre sceneggiature - scritte dal regista
di "Terza liceo" - che però non convincono
per la loro intrinseca debolezza. Approssimazione nei dialoghi,
prevedibilità delle situazioni sviliscono il tentativo
di proporci tre personaggi femminili che tutto sommato sono
disegnati con un certo acume e una certa passione. A reggere
l'opera ci prova la Ferilli che se nel primo episodio ci lascia
sconcertati per la superficialità dell'interpretazione,
nel terzo episodio, grazie anche ad un partner come Giancarlo
Giannini ed alle connotazioni vagamente poetiche della storia,
riesce a raggiungere un buon livello nella recitazione. Il
terzo episodio, girato a Bruxelles, è in effetti quello
che raggiunge esiti migliori. Vedere Giannini truccato da
clown con un vistoso naso rosso fa un certo effetto.
In conclusione, un film con poche pretese ma che probabilmente
un suo pubblico lo avrà.
Quello delle soap opera, per esempio.
Di: Daniele
Sesti
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