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Titolo: Amorfù
Titolo originale: Amorfù

Nazionalità: Italia

Durata: 1h e 27'

Genere: Drammatico

Regia: Emanuela Piovano

Anno: 2003

Distribuzione: Key Films

Sito ufficiale: http://www.amorfu.it/
   
Recensione

 

Psichiatria e cinema: un connubio che funziona da sempre, sia per la banale considerazione che il genio artistico si accompagna alla sregolatezza, sia per il precipuo lavoro degli attori: persone che entrano proditoriamente in altre vite e dunque soggette a un consapevole tasso di schizofrenia. L'attenzione, in tempi recenti, poi, per film italiani come "Prendimi l'anima" di Roberto Faenza o "Un viaggio chiamato amore" di Michele Placido sono una piccola riprova della fascinazione esercitata dalle storie al limite, dagli amori folli e scriteriati, a volte, per potersi convincere che la Normalità non esiste essendo, chi più chi meno, tutti pazzi.
In questo caso, prendi il fascino ruvido di Sonia Bergamasco nei panni di una psichiatra in erba, mettile accanto il candore naif di Ignazio Oliva nei panni del malato in TSO (trattamento sanitario obbligatorio) per abusi familiari e altre sconcezze del vivere, inevitabile che scocchi la scintilla, anzi una passione rovente, alla faccia del vituperato concetto di transfert freudiano; poco importa, però, il bellissimo montaggio di Paolo Benassi, né le qualità recitative dei due e una regia attenta, giacché i disturbi mentali e comportamentali sono una cosa parecchio seria e le comunità terapeutiche in Italia hanno problemi enormi. Se il film è francamente così così, almeno prevalga la ragionevolezza...

Di: Vincenzo Mazzaccaro

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