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Titolo: Ballo a tre passi
Titolo originale: Ballo a tre passi

Nazionalità: Italia

Durata: 1h e 47'

Genere: Drammatico

Regia: Salvatore Mereu

Anno: 2003

Distribuzione: Lucky Red

Sito ufficiale:
   
Recensione

 

Ci sono film (e c’è una particolare sensibilità nella percezione del "mezzo" Cinema) che hanno da sempre cercato di raccontare la vita autentica ed i suoi, a volte, anonimi , altre, silenziosi protagonisti, cercando, quanto più possibile, di riuscire a restituire quell’arcana ed inconfondibile magia che regna sovrana (e spesso invisibile) sulle loro teste! Ed un’opera prima come quella del sardo Salvatore Mereu "Ballo a tre passi" ( e giustamente premiata come Miglior Film della 18° Settimana della Critica al recente Festival di Venezia) risponde assolutamente a queste leggi facendoci scoprire un giovane autore che delle sue esperienze di vita vissuta (e raccontata) ha saputo farne vera, appassionante e potente materia narrativa. Suddiviso in quattro capitoli, che raccontando le diverse stagioni dell’anno diventano lo specchio delle differenti età dell’uomo, "Ballo a tre passi" è il racconto corale (ma senza le furberie e strizzatine d’occhio di tanto cinema di storie ad incastri che sembra oramai diventato così di moda!) di un’umanità quotidiana e semplice e che nel seguire le vicissitudini di un gruppo di ragazzini in viaggio per vedere, per la prima volta, il mare, nell’indagare e scoprire il primo incontro d’amore del pastore Michele, nell’immergersi in una festa di nozze dove "l’ospite" d’eccezione è Suor Francesca che da tempo non vede i suoi familiari e nel fare la cronaca delle ultime ore di vita dell’anziano signor Giorgio, ci affascina ed incanta per pulizia e schiettezza d’ immagini ( da citare tutti e quattro i direttori della fotografia Renato Berta, Tommaso Borgstrom, Paolo Bravi, Nicolas Franik), volti di non attori di impressionante forza (escluse le due professioniste Caroline Ducey, l’aviatrice Solveig che dal cielo porta l’amore e che sul finale si fa eterea Caronte verso terre lontane, e l’attrice israeliana Yael Abecassis, volto di suora di delicata bellezza e rigore) e liricità di racconto che non diventa mai stucchevole o pedante. Consigliato quindi a chi sul grande schermo preferisce, alle danze sfrenate e chiassose di tanti blockbuster roboanti , il "ballo a tre passi" di un cinema necessario e quindi assolutamente vitale.

Di: Calogero Messina

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