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Ci sono
film (e c’è una particolare sensibilità
nella percezione del "mezzo" Cinema) che hanno da
sempre cercato di raccontare la vita autentica ed i suoi,
a volte, anonimi , altre, silenziosi protagonisti, cercando,
quanto più possibile, di riuscire a restituire quell’arcana
ed inconfondibile magia che regna sovrana (e spesso invisibile)
sulle loro teste! Ed un’opera prima come quella del
sardo Salvatore Mereu "Ballo a tre passi" ( e giustamente
premiata come Miglior Film della 18° Settimana della Critica
al recente Festival di Venezia) risponde assolutamente a queste
leggi facendoci scoprire un giovane autore che delle sue esperienze
di vita vissuta (e raccontata) ha saputo farne vera, appassionante
e potente materia narrativa. Suddiviso in quattro capitoli,
che raccontando le diverse stagioni dell’anno diventano
lo specchio delle differenti età dell’uomo, "Ballo
a tre passi" è il racconto corale (ma senza le
furberie e strizzatine d’occhio di tanto cinema di storie
ad incastri che sembra oramai diventato così di moda!)
di un’umanità quotidiana e semplice e che nel
seguire le vicissitudini di un gruppo di ragazzini in viaggio
per vedere, per la prima volta, il mare, nell’indagare
e scoprire il primo incontro d’amore del pastore Michele,
nell’immergersi in una festa di nozze dove "l’ospite"
d’eccezione è Suor Francesca che da tempo non
vede i suoi familiari e nel fare la cronaca delle ultime ore
di vita dell’anziano signor Giorgio, ci affascina ed
incanta per pulizia e schiettezza d’ immagini ( da citare
tutti e quattro i direttori della fotografia Renato Berta,
Tommaso Borgstrom, Paolo Bravi, Nicolas Franik), volti di
non attori di impressionante forza (escluse le due professioniste
Caroline Ducey, l’aviatrice Solveig che dal cielo porta
l’amore e che sul finale si fa eterea Caronte verso
terre lontane, e l’attrice israeliana Yael Abecassis,
volto di suora di delicata bellezza e rigore) e liricità
di racconto che non diventa mai stucchevole o pedante. Consigliato
quindi a chi sul grande schermo preferisce, alle danze sfrenate
e chiassose di tanti blockbuster roboanti , il "ballo
a tre passi" di un cinema necessario e quindi assolutamente
vitale.
Di: Calogero
Messina
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