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Quando
si parla di "kitchen sink movie", ovvero un continuo
parlottio di donne di mezza età che avviene di solito
in cucina, siamo quasi sicuri di trovarci in una pellicola
ambientata in un piccola cittadina inglese, in questo caso
a Knapely, in un miscuglio di buona borghesia, la cosiddetta
middle class e donne del proletariato, ammesso che questo
ultimo termine non appartenga ormai solo alla filmografia
di Ken Loach.
Un genere caratterizzato da battute sintetiche e sferzanti,
una ironia sottile attraversata, spesso, da "subplots"
un poco melodrammatici.
Quando il marito di una di loro, infatti, muore di leucemia,
la simpatica congrega di inconsapevoli Velone si ingegna per
trovare fondi per l'ospedale locale; niente di meglio di un
calendario in cui posano nude, per smuovere la sonnolenza
e l'apatia dei mariti e dei paesani. Bravissime le attrici,
azzeccate le trovate, troppo moralistica ed esagerata la trasferta
a Hollywood e la presa di coscienza di essere divenute prima
divette e dopo "oggetti di cinico marketing" e poi,
trama a parte, sembra di essere stati catapultati in un anomalo
sequel dell'ineffabile "Quattro matrimoni e un funerale"...
Di: Vincenzo
Mazzaccaro
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