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Titolo: Elephant
Titolo originale: Elephant

Nazionalità: USA

Durata: 1h e 24'

Genere: Drammatico

Regia: Gus Van Sant jr

Anno: 2003

Distribuzione: Blue Relief Productions

Sito ufficiale:
   
Recensione

 

Il cielo incombe minaccioso, sereno, con le sue nuvole scure su uno dei tanti licei americani che affollano il nostro immaginario collettivo cinematografico e che tra "American Pie" e licei goliardici e casinari alla "Porkys" ha alimentato per anni una falsa e commerciale "icona" del giovane ragazzotto americano! Ma il cielo pesante come un "elefante", che Gus Van Sant si ferma ad inquadrare nel film , giustamente premiato con la Palma d'Oro al Festival di Cannes 2003, "Elephant" (meritatissimo anche il Premio per la Migliore Regia), è anche il silenzioso ed onnipresente testimone di una tragedia immane (il fenomeno delle sparatorie nelle scuole americane ha raggiunto livelli massimi) di fronte alla quale, al posto di inutili e superficiali diatribe, inchieste sociologiche e massmedialogiche adatte al pubblico di una seconda serata televisiva, la macchina da presa di Van Sant diventa l'ossessiva presenza e "compagna" di una gioventù sulla soglia della maturità ed ancora in cerca di una propria identità. Una normale giornata di scuola in cui gli studenti/attori ( tutti i perfetti interpreti della pellicola sono veri studenti di liceo) si muovono per i corridoi, i cortili, le aule, la biblioteca e gli spogliatoi dell'edificio scolastico facendoci sfiorare impercettibilmente le piccole e grandi storie di questi ragazzi/e alle prese con la routine, la noia, l'entusiasmo, la normalità di giornate sempre identiche a se stesse. Nessun intento pedagogico o ricerca di causa ed effetto nell'incollarsi alle spalle (altezza nuca) di questi giovani americani per seguirne i loro percorsi prima che i due studenti Alex ed Eric decidano di movimentare la giornata sparando a raffica su compagni e professori. E si ritorna al cielo con le sue nuvole che scorrono velocissime con addosso un sottile ed intenso senso di stordimento, silenziosamente stupiti ed annichiliti di fronte alle ragioni oscure che regolano le vite degli uomini. E grazie a Gus Van Sant si fa ritorno ad un cinema audace, rigoroso, puro che si interroga sui percorsi buii dei destini umani senza mai porsi domande o cercare risposte ma testimoniando solo l'esistere di una realtà giovanile inquieta, nervosa, normale, romantica, disperata a qualsiasi latitudine del mondo.

Di: Calogero Messina

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