|
L'evento
in sé, quando Tinto Brass decide di fare un nuovo film,
non è oramai più la pellicola, quanto il battage
mediatico, le polemiche prevedibili e preconfezionate, l'anteprima
per la stampa che riesce, quella sì, ad essere briosa,
ludica e movimentata, più della concezione del sesso
che Brass vorrebbe sdoganare nei suoi film. L'annosa querelle
del confine tra erotismo e pornografia, che Tinto vorrebbe
fatua, si ripropone intatta perché i suoi film continuano
a situarsi in una terra di nessuno: non accettano le regole
e i meccanismi iper-codificati del porno, non riescono a 'incarnare'
quella sensualità giocosa e quel diletto che si prefiggono,
in opposizione alla cultura ufficiale da lui definita 'quaresimale',
mortuaria e punitiva.
Insomma, Tinto non porta a compimento l'eccitazione indotta
nello spettatore, e non fa mai veramente divertire. Al massimo,
strappa un sorriso grazie agli esagerati e finti 'falli' che
sono decisamente i protagonisti del film.
Di: Giorgio
Nerone
|