|
Sulla
scia dei 54 milioni di dollari incassati e a distanza di tre
anni dal primo capitolo (ma nel film ne è passato solo
uno), tornano le funeste premonizioni e gli agghiaccianti
piani architettati dalla Morte per "Final Destination",
qui orchestrati dal praticamente esordiente - se non consideriamo
"Quattro zampe a San Francisco" del 1996 - David
R. Ellis. Un talento naturale fattosi notare per la direzione
delle seconde unità in 'titoletti secondari' quali
"Harry Potter e la Pietra Filosofale" o "Matrix
Reloaded". E il tocco si vede!
Senza abbandonare la linea di sviluppo del tema già
affrontato, il film è assai più spettacolare
e pirotecnico del precedente: assolutamente geniale la scena
dell'incidente sulla statale, girata e montata in modo da
far passare la voglia di salire in auto per un bel po' di
tempo.
Ma in generale il film risulta migliore del primo anche perché
più divertente e 'coscientemente autoparodistico',
soprattutto nei tempi, nei modi e nel susseguirsi delle varie
e sempre più fantasiose morti.
E allora, se non vi fa impressione vedere il sacco nero del
coroner dello spessore di pochi centimetri perché la
vittima è stata schiacciata da una lastra di vetro
pericolante o il braccio di un ragazzo trasformato in spiedino
per l'esplosione di un barbeque... accomodatevi pure!.
Di: Flavio
Della Rocca |