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Sulla
carta erano parecchie le trappole possibili per il terzo lungometraggio
di Edoardo Winspeare. Il titolo e l'inizio del film, con l'incidente
di Tonio investito dalla luce abbacinante, lasciavano presagire
una perigliosa esursione in territori mistici, già
di Tarkovsky e Dreyer. In realtà, la fotografia iper-realista
e il taglio corale, nonchè la convenzionalità
di una messa in scena solida e senza grandi sterzate, ci dicono
di un Winspeare interessato più al tessuto sociale
e alle relazioni umane che vi intercorrono, alle credenze,
all'incapacità di comprendersi.
Quella che doveva essere materia di fede diventa così
una riflessione laica - e scettica - sul caso, il destino,
la solidarietà umana, capace di scaldare il cuore.
Il vero miracolo è quindi l'incontro-scontro tra Tonio
e Cinzia - complimenti sinceri a Claudio D'Agostino e Stefania
Casciaro - e la loro amicizia nascente che evita un disastro.
Di: Giorgio
Nerone
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