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Allucinante.
Allucinato, furibondo, incredulo... Ci vorrà un poco
per calmarsi. Non è il primo film a parlare di desaparecidos
argentini (e meno male) e sono facilmente prevedibili i sentimenti
e le sensazioni che la visione di ricostruzioni di quell'orrore
possano scatenare. Purtroppo - in questo caso - la tristemente
nota rabbia per le carneficine e le violenze (soprattutto
mentali) perpetrate da regimi sanguinari, in nome di una generica
e strumentale guerra al comunismo, si acuisce nel vedere come
Hampton decida di trattare questo argomento.
Chissà che la scelta di Antonio Banderas non sia stata
determinata dalla sua precedente interpretazione di "The
Body", ma certo vederlo alle prese con 'visioni per appuntamento'
- viaggi nella pampa, inseguendo gufi e fenicotteri come novello
San Francesco - e reagire alla scomparsa di moglie e figlia
con romantiche schitarrate, sdraiato sul pavimento con sguardo
sognante, non bendispone certo...
I riferimenti ad Orfeo ed alla 'Morte Rossa', all'arma della
memoria come risposta all'abominio, all'immaginazione come
unica libertà inalienabile, si perdono in questa avventura
dell'addolorato chiaroveggente in grado di vedere la sorte
dei desaparecidos; e vedere le ombre di vittime e carnefici
muoversi al suono di un tango ballato poco lontano fa venire
il desiderio che a sparire dallo schermo non fossero solo
le iniziali dei nomi nei titoli di testa... Perche' aggiungere
orrore ad orrore?
Di: Mattia
Pasquini
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