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Manuel
Jordan (Billy Bob Thornton sempre intenso ma che la scelta
di una folta capigliatura grigiastra rischia di ridicolizzare!)
ha finito di scontare la sua pena: ha ucciso un ragazzo, Abner
Easley... il giovane garzone del negozio che stava rapinando.
Libero, è irresistibilmente attratto verso la città
in cui ha commesso il crimine in cerca di una redenzione,
di un perdono che finalmente possa "alleggerire"
la sua anima e riconsegnarlo realmente libero alla vita. Trova
lavoro, grazie all'enigmatico pastore Miles (Morgan Freeman),
in una comunità all'interno di un quartiere malfamato
così trovandosi a contatto con un'umanità allo
sbando alla quale potrà offrire le sue esperienze di
vita alla deriva. E sarà così d'aiuto alla giovane
Sofia (una convincente Kirsten Dust), una ragazza votata all'autodistruzione
e che regolarmente di notte si bronza, ma soprattutto sarà
un valido sostegno per Adele (Holly Hunter, che gran razza
d'interprete!), la sorella di Abner Easley, il cui giovane
figlio ribelle sta scivolando verso una strada che Manuel
conosce molto bene. Attraverso le loro storie, le loro vite
incasinate e l'impercettibile sfiorarsi di destini infelici,
il regista debuttante Ed Solomon racconta un'ispirata, non
convenzionale e sincera storia di redenzione che evitando
scorciatoie narrative fasulle, happy end hollywoodiani e personaggi
stereotipati ci fa scoprire le sue naturali doti di abile
ed appassionato narratore. "Levity", nonostante
la "pesantezza" di un cast stellare, si impone però
con una sospensione di racconto, una "sporcizia"
di immagini ed inevitabili per un'opera prima (ma affascinanti)
sbavature stilistiche che ben ci mostrano l'altra faccia (quella
"sporca, brutta e cattiva") di una produzione americana
alternativa, non allineata ma vitalissima.
Di: Calogero
Messina
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