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Pur a
confronto con una struttura professionale, un budget medio-alto
e due attori di grande nome, Alessandro Piva non smarrisce
quella felicità di tocco che caratterizzava "La
capagira", esordio 'piccolo' e indipendente che tanti
consensi e tanti premi aveva riscosso. A suo agio con il modello
tragicomico della 'strana coppia' a confronto, lo fonde a
quello 'peripezie nello spazio di una notte' e ad uno sguardo
'benevolo' verso la micro-criminalità che può
rimandare a Scorsese.
E' un film di facce e caratterizzazioni giuste, ben orchestrate
con le vicissitudini della coppia di protagonisti, in cui
un grande Rubini finisce, forse inevitabilmente, per soverchiare
Lo Cascio alle prese con un personaggio 'passivo' difficile
da gestire. Soprattutto, "Mio cognato" è
un film di luoghi e ambientazioni azzeccate, illuminate e
riprese rifiutando il realismo.
Ottimo il controllo dei dialoghi, che riservano momenti di
brillantezza e acume; rimane qualche perplessità sulla
dinamica morale del mite Vito, forse non approfondita a tal
punto da giustificare un finale così forte.
Di: Giorgio
Nerone
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