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Film di
denuncia, thriller mozzafiato, docudramma di una icona che
ha lavorato a caro prezzo per salvare Dublino dai narcotrafficanti.
Tanti generi mescolati da un cineasta che sembra farsi voler
perdonare gli ottimi incassi di "Batman Forever",
il successo di critica per "In linea con l'assassino"
con Colin Farrell e soprattutto il non aver mai messo in primo
piano un personaggio femminile nelle sue precedenti pellicole,
forse, non per acclarato maschilismo, ma per scelta degli
studios hollywoodiani che pianificano a tavolino blockbuster
ad alto tasso di testosterone (prima dell'arrivo delle donne
virago!) e la fama di regista 'politicamente scorretto' che,
alla lunga, deve essergli parsa un poco ridicola (ricordate
l'incredibile violenza, spesso gratuita, di "Un giorno
di ordinaria follia" con Michael Douglas?). Se efferatezza
sia, mettiamola a servizio di una giornalista tragicamente
assassinata nel 1996, diventata poi simbolo e santino controverso
di un paese travagliato come l'Irlanda.
Il sospetto che la svolta autoriale sia solo di facciata sta
nella scelta dell'attrice, Cate Blanchett, australiana, puntigliosa,
che per un mese legge tutto sulla giornalista di Dublino,
parla con il vedovo e i parenti e fa la Bob De Niro di turno.
Che succede? Gli attori irlandesi sono bravissimi, tra tutti
Brenda Fricker e Cate fa la gigiona, pavoneggiandosi in tailleur
di ordinanza, sfruttando la vanità (reale) dell'inviata
speciale. Troppo "elisabettiana" nei modi si muove
nella confusione della redazione del giornale e parla coi
poliziotti neanche fosse la compianta Lady Diana...
Di: Vincenzo
Mazzaccaro
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