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Nella
Glasgow anni 50, attraversata da canali grigi e brumosi (fotografia
sgranata ed avvolgente di Gilles Nuttgens), il corpo di una
giovane donna riemerge dalle acque del fiume Clyde. A trovarla
due chiattaioli, Joe (Ewan McGregor, finalmente di ritorno
dalle "guerre stellari" più in forma che
mai!) e Lesile (Peter Mullan, peccato vederlo così
poco al cinema!): il primo un giovane vagabondo senza radici,
il secondo proprietario di una chiatta insieme alla moglie
Ella (Tilda Swinton sempre magnetica ma che la "particolare"
voce italiana di Carla Cassola rende inizialmente fastidiosa
a sentirsi)e sulla quale Joe lavora come aiutante portandosi
addosso i ricordi di un doloroso passato. Adattato fedelmente
dal libro "cult" dello scrittore scozzese (ma padre
italiano) Alexander Trocchi (vita borderline vissuta da genio
maledetto!), "Young Adam" è l'affascinante,
ipnotico e sgraziato viaggio a ritroso nelle vite torbide
e misteriose di personaggi profondamente letterari che mantengono
inalterato sul grande schermo l'indolenza, la sensualità
e rigore di pagine dure e crude nell'esplorare gli angoli
più buii della vita umana. L'asciutta ed essenziale
regia del debuttante David Mackenzie contribuisce al risultato
di un film che, sospeso tra racconto di passioni sensuali
e dolorose (Joe si abbandona ad un travolgente rapporto con
Ella facendo sbocciare in lei una femminilità che sembrava
da sempre abiurata) e thriller ambiguamente freddo (sempre
Joe in passato ha avuto una relazione con la ragazza morta),
colpisce per padronanza di toni e ritmi trattenuti mai concedendosi
il lusso (a volte necessario!) di un mimino coinvolgimento
emotivo per sottolineare il naturale ed astratto realismo
di esistenze quotidiana e minime. Per chi ha amato il libro
(non sono tra questi!) di Trocchi, "Young Adam"
è la felice occasione di vedere (capita così
raramente) un testo letterario non tradito dal suo adattamento
cinematografico. per chi invece non ha mai sentito parlare
di questo scrittore estremo (vita da eroinomane con moglie
costretta a prostituirsi per racimolare i soldi per la droga),
definito da William Burroughs come "l'ultimo individualista
esistito", è riservato il piacevole stordimento
e spaesamento di un racconto e di una storia capace ancora
di parlare di antieroi esistenzialisti, per i quali provare
allo stesso tempo orrore e fascino risulta estremamente spiazzante.
Di: Calogero
Messina
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