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Titolo: Young Adam
Titolo originale: Young Adam

Nazionalità: Gran Bretagna

Durata: 1h e 33'

Genere: Thriller

Regia: David Mackenzie

Anno: 2003

Distribuzione: Mikado

Sito ufficiale: http://www.hanwayfilms.com/
   
Recensione

 

Nella Glasgow anni 50, attraversata da canali grigi e brumosi (fotografia sgranata ed avvolgente di Gilles Nuttgens), il corpo di una giovane donna riemerge dalle acque del fiume Clyde. A trovarla due chiattaioli, Joe (Ewan McGregor, finalmente di ritorno dalle "guerre stellari" più in forma che mai!) e Lesile (Peter Mullan, peccato vederlo così poco al cinema!): il primo un giovane vagabondo senza radici, il secondo proprietario di una chiatta insieme alla moglie Ella (Tilda Swinton sempre magnetica ma che la "particolare" voce italiana di Carla Cassola rende inizialmente fastidiosa a sentirsi)e sulla quale Joe lavora come aiutante portandosi addosso i ricordi di un doloroso passato. Adattato fedelmente dal libro "cult" dello scrittore scozzese (ma padre italiano) Alexander Trocchi (vita borderline vissuta da genio maledetto!), "Young Adam" è l'affascinante, ipnotico e sgraziato viaggio a ritroso nelle vite torbide e misteriose di personaggi profondamente letterari che mantengono inalterato sul grande schermo l'indolenza, la sensualità e rigore di pagine dure e crude nell'esplorare gli angoli più buii della vita umana. L'asciutta ed essenziale regia del debuttante David Mackenzie contribuisce al risultato di un film che, sospeso tra racconto di passioni sensuali e dolorose (Joe si abbandona ad un travolgente rapporto con Ella facendo sbocciare in lei una femminilità che sembrava da sempre abiurata) e thriller ambiguamente freddo (sempre Joe in passato ha avuto una relazione con la ragazza morta), colpisce per padronanza di toni e ritmi trattenuti mai concedendosi il lusso (a volte necessario!) di un mimino coinvolgimento emotivo per sottolineare il naturale ed astratto realismo di esistenze quotidiana e minime. Per chi ha amato il libro (non sono tra questi!) di Trocchi, "Young Adam" è la felice occasione di vedere (capita così raramente) un testo letterario non tradito dal suo adattamento cinematografico. per chi invece non ha mai sentito parlare di questo scrittore estremo (vita da eroinomane con moglie costretta a prostituirsi per racimolare i soldi per la droga), definito da William Burroughs come "l'ultimo individualista esistito", è riservato il piacevole stordimento e spaesamento di un racconto e di una storia capace ancora di parlare di antieroi esistenzialisti, per i quali provare allo stesso tempo orrore e fascino risulta estremamente spiazzante.

Di: Calogero Messina

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