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L'ECOGRAFIA NELLA DIAGNOSI DELLE ANOMALIE CROMOSOMICHE NEL PRIMO TRIMESTRE DI GRAVIDANZA

a cura di *Francesco e **Pasquale Maria Morelli


La possibilità di poter identificare in epoca prenatale anomalie cromosomiche, ha fatto si che tutti gli sforzi fossero incentrati sulla ricerca di "markers" ecografici e biochimici che permettessero di selezionare in epoca precoce la popolazione a rischio, offrendo loro la possibilità di un'indagine citogenetica. Ciò grazie anche al miglioramento delle tecnologie diagnostiche che, soprattutto in campo ecografico, con l'introduzione di sonde transvaginali ad alta frequenza, hanno consentito uno studio dettagliato delle strutture embrionarie o extraembronarie nelle fasi iniziali della gravidanza. Non a caso sono stati coniati i termini di SONOEMBRIOOGIA e EMBRIOGRAFIA ad indicare un nuovo campo di indagine per la corretta descrizione dell'anatomia embrio-fetale. Le immagini ottenute, in particolar modo con l'approccio TV-3D, hanno indirizzato l'interesse oltre il normale livello pratico diagnostico, depistandolo verso l'utilizzo della sonoembriologia non solo come mezzo di ricerca per la valutazione della crescita embrionale, ma soprattutto verso l'identificazione precoce di anomalie (a volta transitorie) associate a difetti cromosomici.
La maggior parte dei feti con difetti cromosomici presentano, infatti, anomalie strutturali identificabili con esami ecografici dettagliati. Quando queste anomalie vengono diagnosticate, si considera l'analisi del cariotipo fetale (schema ordinato del corredo cromosomico di una cellula) eseguibile con tecniche invasive come la biopsia dei villi coriali (prelievo di tessuto trofoblastico) dopo le dieci settimane, l'amniocentesi (prelievo di liquido del sacco amniotico che circonda il feto) dopo le quattordici settimane e la cordo centesi ( prelievo di sangue dal cordone mediante l'introduzione di un ago sottile per via trans-addominale) dopo le diciotto settimane. In alcuni centri specializzati è inoltre possibile eseguire la diagnosi pre- impianto mediante una "polar body biopsy" o una biopsia del blastomero o della blastocisti.
Nell'ultimo decennio si è assistito ad una profonda mutazione sociale che ha avuto come conseguenza un numero sempre più esiguo di figli, concepiti in età sempre più avanzata, per i quali il nascere perfetti costituisce una condizione obbligatoria. Ciò ha comportato un deciso aumento delle richieste di diagnosi prenatali invasive, a volte non necessarie, con un aumento anche se minimo di perdite fetali. Da qui l'esigenza di ricorrere ad altri test di screening non invasivi per cromosopatie, biochimici e/o ecografici, eseguibili nel I o II trimestre di gravidanza al fine di identificare con maggiore accuratezza i feti affetti da patologie cromosomiche.
La sindrome di Down è la più comune di queste anomalie con una incidenza di 0,9/1000 nati vivi e costituisce la principale causa di ritardo mentale alla nascita, la cui prevalenza aumenta con l'aumentare dell'età materna. Infatti i primi test di screening per eseguire la diagnosi prenatale erano basati sull'età materna (uguale o superiore a 38 anni e attualmente ridotta a 35). Questa scelta non ha comunque limitato il numero di nati con trisomia 21 (anomalia cromosomica di numero); infatti nella maggior parte dei casi la sindrome di Down proviene da gravidanze in età inferiore a 35 anni nei paesi occidentali. Le ricerche si sono spostate quindi verso parametri di screening diversi, biochimici ed ecografici, capaci di identificare un numero maggiore di feti con patologie cromosomiche.
Nel primo trimestre è possibile eseguire lo screening ecografico delle aneuploidie (anomalia cromosomica di numero dovuta alla presenza di un numero di cromosomi diverso da un multiplo esatto del corredo apolide-monosomia, trisomia) mediante la visualizzazione di malformazioni strutturali oppure attraverso l'analisi di sottili deviazioni dal normale sviluppo biometrico o della funzionalità fetale.
Mentre si può sospettare facilmente con l'ecografia una trisomia 18 o 13, vista l'associazione con malformazioni multiple maggiori, ben più arduo è sospettare una sindrome di Down con i "marcatori ecografici". Nel 1985 Benaceraff e Coll dimostrarono l'associazione tra ispessimento della plica nucale e la presenza di trisomia 21 nel secondo trimestre. In seguito furono identificati e proposti altri "markers" al fine di selezionare quelle pazienti con rischio maggiore per questa anomalia cromosomica in epoca più precoce. Allo stato attuale i "soft markers" più importanti tra la 11 e 14 settimana sono la modesta pielectasia renale, il focus iperecogeno intracardiaco, l'edema placentare e non fusione tra membrana amniotica con il corion dopo la 14 settimana. E' comunque accertato e confermato da molti studi, condotti condotti anche su ampie casistiche, che il soft marker più importante per l'identificazione delle anomalie cromosomiche anche in forma isolata è la Translucenza Nucale Fetale (TN), che consiste nell'accumulo di fluido sottocutaneo dietro la nuca fetale tra la 11 e 14 settimana di gestazione. Durante il II trimestre la translucenza di solito si risolve e raramente evolve in edema nucale o igroma cistico con o senza idrope generalizzata. La TN è visualizzabile in tutti i feti con un CRL compreso tra i 45 e 84 mm. E con età gestazionale ottimale compresa tra 11 e 13+6 settimane. Per una corretta misurazione i calipers vengono posti sul margine interno della linea iperecogena rappresentante la cute fetale e sul margine esterno, verso la translucenza , della linea linea iperecogena rappresentante il tessuto molle che ricopre la colonna vertebrale. Valori di TN superiori ai 3 mm. Sono indicativi di aberrazioni cromosomiche o strutturali del feto. Nei feti che presentano una TN aumentata ed un cariotipo normale vi è una maggiore incidenza di morti endouterine ed anomalie congenite (cardiopatie, onfalocele, ernia diaframmatica, ed altre sindromi genetiche rare). Diversi sono i meccanismi patogenetici che possono causare un aumento della TN:
1. Lo scompenso cardiaco in associazione con anomalie del cuore e delle grandi arterie. Studi anatomo-patologici condotti su feti con TN aumentata con cariotipo normale e patologico hanno dimostrato un'alta percentuale di anomalie cardiache e delle grandi arterie. Altri studi ecodoppler, effettuati sempre in feti con TN aumentata, hanno dimostrato un'inversione o l'assenza di flusso ematico durante la contrazione striale in circa il 90% dei feti con cariotipo patologico e non con anomalie cardiache;
2. La congestione venosa del capo e del collo che può essere causata dalla compressione del mediastino superiore secondaria ad un'ernia diaframmatica o dalla ristrettezza del diametro toracico nelle displasie scheletriche;
3. L'anomalo o ritardato sviluppo del sistema linfatico: una dilatazione del sacco linfatico giugulare, conseguenza di una ritardata connessione con il sistema venoso oppure conseguenza di una dilatazione anomala dei canali linfatici che interferisce con il normale flusso tra sistema linfatico e venoso può provocare un aumento del TN. Nei feti affetti da sindrome di Turner è presente un'ipoplasia dei vasi linfatici. Infatti l'aumento della TN sembra essere un'espressione fenotipica comune anche ad altre trisomie come la sindrome di Turner e alla triploidia oltre a consentire l'identificazione di un ampio spettro di malformazioni cardiache e di displasie scheletriche.
L'associazione fra TN ed età materna costituisce un valido metodo di screening nella diagnosi di trisomia 21; con un tasso di tecniche invasive del 5% possono essere identificate circa il 75% delle gravidanze trisomiche. Utilizzando l'ecografia a 11/14 settimane insieme a due markers biochimici quali la frazione libera della beta-hCG e la proteina plasmatica A associata alla gravidanza (PAPP-A) può essere identicato l'85% di gravidanze trisomiche con il 5% di falsi positivi. E' stato proposto un metodo di screening sequenziale combinando lo screening biochimico/ecografico del I trimestre con lo screening del II trimestre (utilizzo di 6 markers biochimici: AFP, uE3, hCG, free alfa-hCG, free beta-hCG e inhibin-A). Lo svantaggio di questa metodica è che il risultato del I trimestre, anche in caso di positività, venga riferito alla paziente non prima della 16/18 settimana a risultato integrato finale.
Combinando età materna, misurazione della TN e concentrazione sierica materna della free-beta hCG e della PAPP-A la detection rate stimata per la trisomia 21 è di circa il 90% con una percentuale di positività allo screening del 5%. Nei casi di trisomia 21 nel I trimestre di gravidanza la concentrazione sierica materna della free beta hCG è più alta rispetto ai feti cromosomicamente normali, mentre più bassa è la concentrazione della PAPP-A. Nelle trisomie 18 e 13 risultano diminuite le concentrazioni sia della free beta-hCG che della PAPP-A. Nelle anomalie dei cromosomi sessuali i livelli della free beta hCG e della PAPP-A sono bassi.
Nello studio multicentrico della Fetal Medicine Foundation sono state identificate 325 anomalie cromosomiche oltre alla trisomia 21. La TN, nel 71% dei casi, è risultata essere superiore al 95° percentile del range di normalità in base al CRL. Il rischio stimato di trisomia 21 in base alla TN ed età materna è stato di 1 su 300. In questi feti, oltre all'aumento della TN, sono presenti altri segni ecografici caratteristici. La prevalenza di anomalie cardiache maggiori, ernia diaframmatica onfalocele, body stalk anomaly e FADS (Fetal Akinesia Deformation Sequenze), appare più elevata rispetto alla popolazione generale. Allo stesso modo sembra evidente una associazione tra aumento della TN e rare displasie scheletriche che hanno una frequenza inferiore di 1:10000 gravidanze, sebbene le casistiche siano allo stato attuale ancora esigue per poter trarre conclusioni.

L'ESPERIENZA CAMPANA
In Campania i difetti congeniti più frequenti sono:
· le cardiopatie congenite in 1:200 nati;
· le labiopalatoschisi in 1:400 nati;
· i difetti di riduzione degli arti in 1:2200 nati;
· l'idrocefalia in 1:3000 nati;
· i difetti del tubo neurale sono stati identificati in 1:1230 casi considerando anche le interruzioni volontarie di gravidanza (IVG), dopo diagnosi ecografia, che rappresentano il 60%;
· la sindrome di Down è presente in 1:750 casi di cui 1:3 sono IVG.

Negli anni 1998/99 i nati in Campania sono stati 98.965. I tassi generali di natimortalità e di mortalità neonatale precoce risultano in riduzione rispettivamente 3/1000 e 2/1000, così come i tassi della popolazione di nati con difetti congeniti (rispettivamente 7.8/1000 e 23/1000). Vi è un lieve decremento, statisticamente non significativo, riguardo il trend temporale del tasso dei nati con difetti congeniti, così come il trend temporale relativo al tasso di difetti congeniti, ciò è da riferirsi ai progressi della diagnosi prenatale.
Per quel che riguarda le cromosopatie nell'anno 1998, i nati affetti da sindrome di Down sono stati 45, mentre gli aborti indotti (AI) sono stati 27; 4 i nati affetti da trisomia 18 e 8 gli AI; 0 nati affetti da trisomia 13 e 2 AI.
Nel 1999 i nati vivi affetti da sindrome di Down sono stati 30, mentre 33 sono stati gli AI; 1 nato morto affetto da trisomia 13 e 3 AI; 6 AI per trisomia 18.
La residenza materna rappresenta uno dei fattori di rischio dei difetti congeniti; anche in Campania, quindi, viene sostenuto che alcuni difetti abbiano una prevalenza maggiore in alcune aree. Mentre negli ultimi due anni non si è avuto nessun incremento per la provincia di Napoli, nella provincia di Caserta c'è stato un incremento del rapporto osservati/attesi per l'idrocefalia e per l'atresia ano-rettale. Ancora più marcato l'incremento per la spina bifida, reni cistici e gastroschisi nella provincia di Avellino, mentre in quella di Salerno vi è evidenza solo per l'ernia diaframmatica.
Nella provincia di Caserta il numero di nati nel biennio 98/99 è stato di 12.038 di cui 14 sono stati i casi di sindrome di Down, 1 trisomia 18, 0 trisomia 13. La diagnosi ecografia di cromosopatia mediante l'individuazione dei "soft markers" nel I trimestre è stata fatta in due casi mentre negli altri casi la diagnosi è stata fata mediante amniocentesi o identificazione di malformazioni maggiori associate.
La condotta clinica utilizzata presso il Servizio di diagnosi prenatale del nostro P.O. di Capua prevede nei casi di TN positiva, indipendentemente dalla positività o meno del test biochimico combinato free-beta hCG e PAPP-A la possibilità, offerta alla donna, di procedere allo studio del cariotipo fetale mediante biopsia dei villi coriali o amniocentesi e lo studio morfologico fetale a 22 settimane. La stessa possibilità viene offerta alla gestante nei casi di negatività della TN e positività del test biochimico combinato.
Per screening si intende l'applicazione di un test che consente la presuntiva identificazione di individui che hanno un rischio sufficientemente elevato per una patologia non sintomatica tale da poter beneficiare di ulteriori approfondimenti diagnostici. Un test di screening deve inoltre rispondere a requisiti specifici in modo tale da poter risultare vantaggioso sul piano del rapporto costo/beneficio e della stessa salute del cittadino. I veri obiettivi di uno screening sono la riduzione della mortalità e morbilità, miglioramento della qualità di vita per tale l'uso dello screening può essere ricondotto a tre ambiti di applicazione:
· identificazione precoce di una patologia in fase iniziale, suscettibile con un trattamento precoce di miglioramento della prognosi;
· ricerca di condizioni permanenti o predisponesti per lo sviluppo di una patologia;
· individuazione della presenza di fattori a rischio, associati con un aumento di frequenza di sviluppo di una patologia;
· individuazione della presenza di fattori di rischio, associati con un aumento di frequenza di sviluppo di una patologia.
E' improponibile offrire ad una popolazione una organizzazione basata esclusivamente su di uno screening non invasivo che non possa offrire la completezza della verifica diagnostica nei casi positivi o sospetti di positività. Ciò significherebbe rassicurare la popolazione negativa allo screening ma selezionare una popolazione alla quale comunicare precocemente una diagnosi di positività che potrebbe essere motivo di ansia per la coppia, a volte senza motivazioni valide nel caso di falsi positivi. Occorre migliorare ulteriormente i test di screening delle cromosopatie e soprattutto lo screening deve essere eseguito in strutture adeguate ed organizzate in maniera completa, con personale sottoposto ad adeguato training e ad un rigoroso controllo di qualità dopo un attento counselling genetico informativo a cui facciano seguito un iter diagnostico ed opzioni terapeutiche facilmente disponibili per la popolazione da "scrinare".
In Italia il metodo di screening più utilizzato è il test biochimico del II trimestre ma l'attuale orientamento degli ostetrici-ginecologi è indirizzato verso il test ecografico della TN nel I trimestre.
I risultati di studi condotti sia su popolazioni a rischio che nelle gravidanze a basso rischio fanno ritenere che la misurazione della TN sia un efficace metodo di screening della trisomia 21 e di altre patologie cromosomiche. Date queste premesse sembra ragionevole che l'introduzione su larga scala di tale metodica sia giustificata anche dal rapporto costo-beneficio. E' di pochi mesi fa, inoltre, la pubblicazione di un articolo su Lancet riguardante la proposta di affiancare alla TN l'assenza delle ossa nasali a 11-14 settimane a dimostrazione del fatto che la ricerca è rivolta sempre più a far si che diminuisca il ricorso alle tecniche prenatali invasive con un incremento della sensibilità dei test ecografici e biochimici.
Soltanto con una articolata sinergia di tutti i momenti esecutivi di un test di screening è possibile fornire risposte vere ed adeguate alle gestanti che devono essere educate attraverso un dettagliato counselling a ricevere non solo rassicurazioni, ma anche notizie sfavorevoli e siano preparate principalmente ad agire con coscienza e consapevolezza nell'interesse del proprio figlio che portano in grembo.

*Francesco Morelli
Specialista e Docente di Ginecologia ed Ostetricia
Direttore struttura complessa di Ginecologia e Ostetricia
**Pasquale Maria Morelli
Specialista in Ginecologia ed Ostetricia
Dirigente Medico di Ginecologia ed Ostetricia


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