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Il 20 marzo, nella nostra scuola, abbiamo celebrato, con
un giorno di anticipo, la "giornata della legalità".
Tutte le classi quinte si sono riunite nella sala dell'ex
refettorio, l'unico locale abbastanza grande del nostro istituto,
e lì abbiamo ascoltato i discorsi di due giovani donne
magistrato che ci hanno fatto capire quanto sia importante
imparare a rispettare le regole. Ognuno di noi deve iniziare
rispettando l'altro: anche soltanto aiutare ad attraversare
la strada ad un anziano.
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Le signore ci hanno detto anche che noi "siamo la storia"
e da quello che noi faremo noi oggi, dipenderà il futuro
delle generazioni successive. Se ci impegneremo, forse ci
sarà un mondo migliore. Noi, per primi, dobbiamo dare
l'esempio perché il mondo è come un puzzle che
gradualmente, unendo i vari pezzi, prende forma quando si
rispettano le regole, quando si aiutano gli altri, quando
non buttiamo cartacce per terra: anche con le piccole cose
si può migliorare il mondo. Per far capire meglio il
senso del loro discorso, le due magistrato ci hanno raccontato
una favola: "In una stanza c'erano quattro candele: una,
la prima, la candela della pace, si spense perché tutti
erano in guerra e nessuno voleva la pace; la seconda candela,
che era la gioia, si spense perché tutti erano tristi
in quanto provavano odio e rancore; quindi anche la terza
candela, quella dell'amore, si spense. Quando entrò
nella stanza un bambino e vide le candele spente, incominciò
a piangere perché aveva paura del buio. Allora la quarta,
la candela della speranza, disse al bambino di non piangere
perché essa poteva far riaccendere tutte le altre candele.
Infatti tutte furono riaccese. Questa storia ci fa capire
che per migliorare il mondo c'è bisogno di pace, gioia,
amore e speranza e che, se queste cose non ci sono più,
basta la speranza. Nessuno di noi, perciò, deve perdere
la speranza che un giorno il mondo cambierà e che ritornerà
per sempre la pace; però, per ottenere questo, ognuno
di noi deve porsi un obiettivo e impegnarsi per conseguirlo.
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