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Da uno strumento del 1284 risulta che per edificare la Chiesa
di S. Eligio si demolì una casa appartenente alla nobile
famiglia Sanseverino dei Principi di Salerno e da un altro
documento appare che nell'anno 1296 le fabbriche vennero ultimate.
La chiesa fu edificata con il concorso degli Eletti della
Città, di molti nobili cittadini e, sembra, dello stesso
re Carlo II° e, fra i promotori della sua costruzione,
troviamo il capuano Bartolomeo de Capua, protonotario del
Regno, ed tal Andrea Cajazzo, anch'egli di nobilissima famiglia
capuana.
Sulla porta, come si evince da un'antica carta, si vedevano
lo stemma reale degli Angiò e quello del Principato
Capuano. Edificata durante la dominazione angioina, la chiesa
venne dedicata ad un Santo francese, a Saint Eloi (in latino:
S. Eligius; in italiano:S. Eligio; in volgare: Santo Loya),
che visse nel VII secolo e fu tesoriere prima di Clotario
II e poi di Dagoberto.
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Il Santo, valente orafo, fattosi sacerdote, morì nell'anno
659 vescovo a Noyon.
Per aver esercitato in gioventù tale professione, S.
Eligio fu prescelto come protettore degli orefici e, per estensione,
di tutti quegli artigiani che nel loro mestiere adoperano
il martello.
A tal proposito ci piace qui ricordare, a margine di questa
nostra trattazione, che gli artigiani un tempo portavano i
loro arnesi da lavoro al Santo, quando, ormai vecchi, smettevano
di lavorare. Da qui il modo di dire: "Consegnare i ferri
a Santo Loya", a significare di persona che va in pensione.
Alla Chiesa era annesso un ospizio, un ospedale per i pellegrini,
che portava il nome di "Spedale di S. Eligio o dei Pellegrini"
Di questo ospedale si ha notizia su un documento del 1361,
dove, come riporta il Granata nella "Storia Sacra della
Chiesa Metropolitana di Capua", "gl'Infanti esposti
nutrivansi, si educavano i Fanciulli, si maritavano le Zitelle,
e ricevansi i Pellegrini, ed i poveri infermi".
Affianco alla chiesa fu edificato più tardi il campanile,
come risulta dalle scritture del Comune. Sul finire del Quattrocento,
però, dato che esso era in cattive condizioni, si pensò
di edificarne uno nuovo; quello in puro stile rinascimentale
che ancora oggi vediamo, quasi nascosto, nella stretta via
Mazzocchi. Fu edificato tra il 1514 ed il 1524 e fu dotato
di tre campane. La terza campana, quella del coprifuoco, faceva
sentire ogni sera i suoi sessanta lenti rintocchi per avvisare
i capuani che era l'ora di coprire il fuoco ed andarsene a
riposare.
Intanto, nel 1572, la Chiesa di S. Eligio venne affidata alle
cure dei PP. Teatini che ne presero possesso il 10 luglio
1574 e la tennero fino al 12 aprile 1788, quando con D.R.
furono espulsi, dovendo il monastero essere adibito a caserma
per le truppe di guarnigione.
Durante questo periodo l'Ospedale dei Pellegrini fu trasformato
dai Teatini a monastero, mentre il vecchio ospizio venne spostato
in un locale vicino che occupava la parte del fabbricato della
SS. Annunziata e che si affacciava sulla strada Corte della
Bagliva.
È di quegli anni, intanto, l'istituzione presso la
chiesa della Confraternita del Santissimo Crocifisso degli
Agonizzanti, ossia della Buona Morte, eretta sotto la protezione
di San Gaetano e di S. Andrea Avellino, tutelare della nostra
città, dichiarato tale fin dal mese di gennaio 1628,
come attestato dallo storico Michele Monaco.
In quegli anni sempre i PP. Chierici Regolari Teatini stabilirono
di dedicare la Chiesa a San Gaetano, fondatore del loro Ordine,
anche se la nuova dedicazione non valse a farle perdere l'antico
nome di S. Eligio.
Nella prima metà del XVIII i PP. Teatini vollero edificare
una nuova chiesa, quella che tuttora vediamo, utilizzando
gran parte dell'antica ed altro suolo, mentre il rimanente
fu conglobato nel fabbricato ad esso annesso che prima era
stato l'antico ospizio e poi il monastero teatino.
"Quella, che rende assai maestosa la maggior Piazza de'
Giudici, si è appunto la Chiesa de Chierici Regolari,
eretta sotto il Titolo di S. Eligio. Ella è veramente
sontuosa, e magnifica. E questo maestoso edificio si deve
attribuire all'opera di due Prepositi dello stesso Ordine
Regolare Patrizj Capuani, de' quali uno fu il P.D. Ignazio
d'Azzia, che diede principio alla fabbrica, e procurò
di tirarla avanti con molto suo particolar dispendio. L'altro
fu il P.D. Angelo Marotta, che la perfezionò, e ne
fece l'apertura da Preposito con la solenne Benedizione nel
mese di Luglio dell'anno 1747".
Con queste parole Francesco Granata, nel suo "Santuario
Capuano", ci dà notizia della nuova chiesa, che
dovette vedere costruire.
Durante i lavori per la nuova chiesa, molte cose dell'antica
andarono perdute. Fra queste andò in frantumi un bel
quadro su tavola, lavoro di un artista francese del XIII secolo,
che stava nel coro. Altri oggetti di valore, però,
si salvarono grazie allo zelo religioso del sacerdote don
Francesco Gessari, che li portò a casa sua. Basta ricordare
la statua lignea della Madonna della Purità, attribuita
a Pietro Alemanno, la quale fu al centro di un evento miracoloso
al tempo del sacco di Capua (1501).
Dopo molto tempo la statua d'inestimabile valore fu ridata
alla Chiesa ed oggi si trova nella Cappella del Tesoro della
nostra Cattedrale.
Giunta fino a noi la nuova chiesa di S. Eligio oggi si mostra
in tutta la sua austera bellezza con la sua maestosa facciata
settecentesca, che risente di influenze del tardo barocco
napoletano.
Del primitivo impianto angioino rimangono, come viene riportato
da G. Pane e A. Filangieri nella loro grossa opera su Capua,
"alcune tracce superstiti nella struttura della chiesa,
che è stata oggetto di numerosi rifacimenti nel corso
dei secoli".
Evidenti sono questi segni che ci riconducono alla vecchia
struttura all'interno del tempio, anche se la chiesa oggi
si presenta, nel suo insieme, come un bell'esempio di architettura
tardo barocca con i due splendidi organi pensili e con l'altare
maggiore, lavoro napoletano di grande interesse. Fra i dipinti,
notevole è la grande pala della scuola del Solimena,
raffigurante la Madonna in trionfo e due santi, sull'altare
maggiore.
Per finire, vogliamo ricordare che della vecchia chiesa sono
rimasti alcuni locali che trovansi all'interno della nuova
Caserma dei Carabinieri. In essi si possono ancora ammirare
le volte con eleganti e svelte nervature che ci danno un'idea
della sua bella architettura.
Giulio Cosco
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